Firenze: capitale della terapia del dolore

Da sinistra: Giuseppe Caracciolo, Giustino Varrassi e Pierangelo Geppetti

I principali esperti internazionali si sono incontrati nel capoluogo toscano in occasione del congresso internazionale “Pain Medicine, a long journey”, organizzato da Fondazione Menarini e da Fondazione Paolo Procacci. L’evento ha celebrato anche il 50° anniversario del primo congresso della International Association Study of Pain (IASP), la più importante organizzazione mondiale nel campo della medicina del dolore, tenutosi proprio a Firenze nel 1975.

La lotta al dolore rappresenta una delle sfide più importanti dell’umanità. E la ricerca nel settore della terapia del dolore sta attraversando una fase di trasformazione radicale, che spazia da soluzioni farmacologiche d’avanguardia, a tecnologie digitali e bio-ingegneristiche.ultime novità nel trattamento del dolore in tutte le sue sfumature e nell’ambito di una serie di patologie, quali malattie neurologiche, reumatologiche e oncologiche, emicrania e fibromialgia, malattia evanescente ma altamente invalidante di cui il dolore è parte fondamentale. “Fondazione Menarini è orgogliosa di poter condividere l’organizzazione di questo evento – ha detto il professor Stefano Del Prato, presidente della stessa Fondazione, sia per il suo elevatissimo contenuto scientifico ma anche perché segna la storica tappa di 50 anni di attività”. Cos’è il dolore? “È una reazione psico-affettiva, un fenomeno fisiologico fondamentale per la difesa dell’organismo – ha spiegato il professor Pierangelo Geppetti, presidente del Comitato Scientifico di ‘Pain Medicine’ e professore emerito di Farmacologia Clinica dell’Università di Firenze – Può sembrare un paradosso, ma la vita non sarebbe possibile senza il dolore, perché è un prezioso segnale d’allarme che ci impedisce, ad esempio, di ustionarci una mano sul fuoco. Il segnale di allarme però è caratteristico del dolore ‘acuto’, magari intenso ma breve. Problemi, anche gravi, subentrano invece quando il dolore diventa cronico e persistente, a volte anche a guarigione avvenuta. In questo caso il dolore diventa ‘malattia’, un problema a sé stante, che può interferire con la qualità di vita e divenire invalidante”. La buona notizia è che oggi abbiamo a disposizione tante soluzioni sia per fronteggiare il dolore acuto, che quello cronico. “Le conoscenze oggi a nostra disposizione – ha affermato il professor Giustino Varrassi, presidente del Comitato Organizzatore di ‘Pain Medicine’ e presidente della Fondazione Paolo Procacci – sono infinitamente superiori a quelle che avevamo 50 anni fa. Oserei affermare, in modo forse più sentimentale che scientifico, che, nell’ambito della medicina del dolore, il progresso scientifico è stato di molto superiore a quello registrato in tanti altri campi delle scienze biomediche. Nel corso dei prossimi anni, avremo a disposizione soluzioni terapeutiche sempre più innovative, anche grazie all’introduzione di nuove tecnologie come l’intelligenza artificiale, la bioingegneria, i sensori indossabili ed altro ancora”. Il padre riconosciuto della Medicina del Dolore e fondatore della IASP (nel 1973) è il professor John Bonica, un anestesista siculo-americano, che in età giovanile per mantenersi agli studi di medicina negli Usa diventò lottatore professionista di wrestling, così provando personalmente e frequentemente l’esperienza del dolore. Ma perché proprio Firenze? Dagli anni ‘50 nella Clinica Medica dell’Ospedale Universitario di Careggi hanno operato dei pionieri della ricerca e della clinica del dolore. Da una parte il professor Federigo Sicuteri all’inizio anni ’50 fondò il primo Centro Cefalee in Italia e in Europa (il secondo al mondo dopo quello di Harold Wolff ad Harvard, negli Usa), e dell’altra il professor Paolo Procacci creatore del Centro di Terapia del Dolore e cofondatore insieme a John Bonica della International Association for the Study of Pain (la IASP appunto). Una grande innovazione è avvenuta nella terapia dell’emicrania, che colpisce circa 1,4 miliardi di persone (in pratica 1 persona su 7 nel mondo) e per l’OMS è la principale causa di disabilità al mondo nella fascia di età dai 20 ai 50 anni (in particolare tra le donne), con la scoperta del ruolo fondamentale del CGRP (peptide correlato al gene della calcitonina) nella genesi del dolore e degli altri sintomi dell’attacco emicranico. “Nel corso degli anni – ha ricordato il professor Geppetti – un filone di ricerca iniziato da una scoperta di biologia molecolare nel 1982, e a cui la ricerca italiana ha dato un importante contributo, ha portato alla messa a punto di una serie di terapie anti-emicraniche (quattro anticorpi monoclonali e due piccole molecole orali) che bloccano la via di segnale del GCRP. Sono farmaci molto efficaci e molto sicuri con pochissime reazioni avverse, che quindi stanno radicalmente migliorando la vita dei pazienti emicranici. Un altro promettente filone di ricerca, riguardante l’ipersensibilità agli stimoli meccanici, termici e chimici, tipica del dolore cronico, ha identificato un nuovo ruolo per le cellule di Schwann, cioè quelle cellule che avvolgono, nutrono e proteggono i nervi periferici che conducono le sensazioni dolorifiche (nocicettori). Le cellule di Schwann sono, infatti, dei modulatori della sensibilità dei nocicettori, producendo allodinia (uno stimolo innocuo diventa doloroso) ed iperalgesia (uno stimolo doloroso diventa ‘molto’ doloroso) in vari tipi di dolore (es. oncologico, neuropatico, emicranico ed infiammatorio), rendendo quindi queste cellule un bersaglio terapeutico di grande interesse per curare il dolore con efficacia e sicurezza. La terapia farmacologica del dolore, in molti casi si avvale ancora di alcuni farmaci ‘scoperti’ nell’800 come la morfina, il paracetamolo o l’aspirina. A questi, nel corso degli anni se ne sono aggiunti molti altri, sempre più sofisticati, tra i quali alcuni arrivati nelle ultime settimane. Nell’ambito del dolore acuto (in particolare quello post-operatorio), l’ultima novità è rappresentata dalla suzetrigina, il primo analgesico non oppiode approvato dall’FDA negli ultimi vent’anni per questo tipo di dolore. Si tratta di un inibitore selettivo del canale per il sodio, NaV1.8, che agisce sui nocicettori. Oltre ad essere molto efficace, questo farmaco non espone al rischio di dipendenza, invece tipico degli oppiodi. La nuova molecola è adesso al vaglio di nuovi studi di fase 3 per il possibile impiego in altri tipi di dolore, come quello da neuropatie periferiche o da radicolopatie lombo-sacrali. Curare o pevenire il dolore, sia esso acuto o cronico, è fondamentale per chi ama viaggiare. Questi disturbi, anche quelli più banali non associati a patologie più importanti, possono rendere insopportabile uno spostamento im aereo, in treno o in automobile e rovinare un viaggio o una vacanza.