Magico invero olimpico al Museo Salce di Treviso

In attesa dell’inaugurazione ufficiale dei XXV° Giochi Olimpici Invernali Milano – Cortina, il 6 febbraio 2026, una fiamma olimpica è già accesa.

E’ la fiaccola della VII Olimpiade Invernale, svoltasi sempre a Cortina nel 1956, che sta già brillando al centro dell’abside della chiesa di Santa Margherita a Treviso. Infatti nelle doppie sedi del Museo nazionale trevigiano in Santa Margherita e San Gaetano e del Museo Nazionale di Palazzo Besta, a Teglio in Valtellina si è appena inaugurata la Mostra Il Magico Inverno – Bianche emozioni dalla Collezione Salce. Aperta fino al 29 marzo, curata da Elisabetta Pasqualin e da un concept di Sergio Campagnolo, ha l’intento di rievocare, anche grazie alla eccezionale collezione di manifesti storici del Museo Salce di Treviso, le storiche Olimpiadi ampezzane. Primi Giochi Olimpici realizzati nell’Italia della post guerra. Come sottolinea Massimo Spampani nel catalogo edito da Antiga Edizioni le Olimpiadi del 1956: “furono una straordinaria iniezione di fiducia nell’avvenire in un momento ancora molto delicato per l’Italia. Una Repubblica nata da poco sulle macerie della guerra e che aveva al Governo un uomo, Alcide De Gasperi, stimato internazionalmente ma costretto a fare i conti con una difficile situazione politica e sociale.” Il CIO (Comitato Internazionale Olimpico) concesse a Cortina di ospitare i Giochi annullati nel 1944 a causa della Guerra. La scommessa però era grande e rischiosa. Quando il Presidente della Repubblica Giovanni Gronchi, nello straripante stadio olimpico di Cortina, pronunciò la formula rituale di apertura, il 26 gennaio 1956, molti degli organizzatori incrociarono le dita. Ancor di più quando il campione di pattinaggio Guido Caroli, ultimo tedoforo, inciampò nel cavo di un microfono finendo sul ghiaccio ma, per fortuna, salvando la fiamma sacra che continuò a tenere alta ed accesa nella mano destra. L’obbiettivo delle Mostre Magico Inverno, inserite nel Programma delle Olimpiadi Culturali in occasione di Milano Cortina 2026, è illustrare l’evoluzione degli sport invernali. Dalle prime pioneristiche esperienze al loro affermarsi e democratizzarsi, in parallelo ai cambiamenti del rapporto degli italiani con la montagna e al cambiare della quotidianità delle genti che la abitano utilizzando immagini, manifesti, filmati e oggetti emblematici. Non deve stupire quindi che in mostra ci siano gli scarponi di un mito dello sci, Alberto Tomba. E’ lui negli anni ’80 a ricreare, in solitaria, il clima di partecipazione e gioia collettiva che aveva accompagnato la Valanga Azzurra. I cinque sciatori azzurri Piero Gros, Gustav Thoeni, Erwin Stricker, Helmuth Schmalzl e Tino Pietrogiovanna che, il 7 gennaio 1974 nello slalom gigante di Berchtesgaden, Baviera orientale, si classificarono nei primi cinque posti. A questi fuori classe se ne aggiunsero altri :da Rolando Thöni a Paolo De Chiesa creando così un’équipe inarrestabile e capace , fra il 1970 e il 1979 di ottenere 46 vittorie in Coppa del Mondo e altri 156 podi prestigiosi, comprese medaglie olimpiche in oro, argento e bronzo. Un miracolo di gruppo mai più ripetutosi nonostante le grandi vittorie delle attuali “regine delle nevi” Sofia Goggia e Federica Brignone. Successi costruiti anche grazie all’evoluzione delle tecnologie utilizzate e dei materiali, dagli scarponi agli sci, come le mostre ben evidenziano. Una sezione espositiva è quindi dedicata al Distretto dello Sportsystem di Asolo e Montebelluna che vanta perfino un Museo Fondazione Sportsystem, in Villa Zuccareda-Binetti a Montebelluna. Oggi gli addetti del distretto industriale del settore sono oltre 8.000, eredi dei primi calzolai e zoccolai che agli inizi ‘800 crearono le “gallozze” , calzature dalla suola di legno perfette per la montagna. Nel tempo competenze e ricerca si affinano producendo l’evoluzione dello scarpone da sci o per le scalate. Grande popolarità viene raggiunta nel 1954, quando Ardito Desio, con Lacedelli e Compagnoni, raggiungono per primi la vetta del K2 calzando scarponi La Dolomite. Ma se le calzature erano diverse altrettanto lo erano le gare e le stesse Olimpiadi come evidenzia la Mostra Magico Inverno. Nel 1956 tutti gli atleti dovevano essere dilettanti e gli sponsor banditi. Il grande campione Zeno Colò non poté partecipare alle Olimpiadi per aver dato il suo nome ad un modello di scarponi. Per i suoi meriti sportivi gli venne concesso di portare la fiaccola olimpica nella staffetta che scendeva in sci dalla Tofana ma gli fu proibito di partecipare alle gare. Cortina ’56 portò anche delle novità: per la prima vota, il giuramento degli atleti venne affidato ad una donna, la sciatrice Giuliana Minuzzo e ai Giochi Olimpici prese parte l’Unione Sovietica nel pieno della Guerra Fredda. Prima volta anche per la trasmissione in diretta televisiva delle gare con il risultato di far conoscere gli atleti in tutto il mondo e di moltiplicare l’interesse del pubblico verso gli sport invernali. Ben diverse dal passato le attuali cerimonie di apertura come illustra la sezione dedicata a Marco Balich, il veneziano “re” delle cerimonie olimpiche con le sue creazioni spettacolari per le Olimpiadi e Paralimpiadi Invernali. I visitatori potranno ammirare le grandi immagini delle cerimonie olimpiche di cui è stato ideatore. Da Sochi nel 2014 a Bejing nel 2022. Balich e la sua squadra da oltre 250 tecnici, hanno firmato 16 cerimonie olimpiche e paralimpiche, oltre ai Mondiali di calcio nel Qatar. Top secret e grande attesa per quanto proporrà per l’apertura di Milano Cortina 2026. “Il Museo Salce – dice la direttrice Elisabetta Pasqualin – apre le porte ad una mostra che vuole raccontare l’inverno sotto ogni suo aspetto, duro e difficile quando la natura era matrigna, emozionante e divertente quando gli sport invernali si democratizzano e diventano importante risorsa economica. La particolarità su cui punta Marco Balich per la cerimonia inaugurale sarà suscitare emozione. Le sue suggestioni visive sono un linguaggio in grado di parlare a tutti. In questo caso ad un pubblico che si prevede supererà i 2 miliardi di persone”. In bocca al lupo!
Foto fornite da Studio ESSECI