“Ville e Giardini di Roma” in mostra a Palazzo Braschi

Jpseph Heintz il Giovane - Veduta di Villa Borghese

E’ un intenso e amoroso omaggio alla capitale la mostra Ville e Giardini di Roma. Una corona di delizie aperta fino al 12 aprile proprio nel museo che porta il suo nome: il Museo di Roma in Palazzo Braschi. In un luogo che più romano non si può.

Ad un passo da Campo de’ Fiori e affacciato su una Piazza Navona che nel periodo delle festività si arricchisce di luminarie e di frotte di romani e turisti in visita alle storiche bancarelle natalizie. La mostra, Catalogo edito da L’Erma di Bretschneider, curata da Alberta Campitelli, Alessandro Cremona, Federica Pirani, Sandro Santolini con il supporto di un Comitato scientifico internazionale in cui spicca la dotta conoscenza della romanità di Claudio Strinati, ha la finalità di sottolineare come ville e i giardini siano stati un’importante espressione culturale per secoli. Un modo per le élites di mostrare non solo il proprio potere ma anche cultura e raffinatezza. Dall’epoca Repubblicana e Imperiale, con le ville suburbane dell’antica Roma alle complesse ed elaborate meraviglie rinascimentali. La mostra al Museo di Roma parte dal XVI secolo, periodo del massimo splendore e potenza dello Stato Pontificio , per arrivare ai giardini, assai più modesti ma numerosi aperti al pubblico durante il Ventennio mussoliniano. A quest’ultimo però va imputato l’abbattimento di numerose dimore prestigiose, circondate da altrettanto importanti giardini, per ottenere spazi edificabili o ampiamenti stradali.

Joseph Heintz il Giovane – Villa Mattei Celimontana
Come è avvenuto con la distruzione di Villa Rivaldi per la creazione di Via dell’Impero, oggi via dei Fori romani o Villa Patrizi per costruire nel 1907 il Ministero dei Lavori Pubblici a Porta Pia. Non diversamente da quanto avvenuto con l’unità d’Italia che rese necessaria la creazione di luoghi istituzionali , vedi appunto i vari Ministeri e di interi nuovi quartieri abitativi, come Prati, per accogliere la moltitudine di funzionari e impiegati trasferiti nella nuova capitale. Nelle sei sezioni espositive il visitatore compie un viaggio nel tempo seguendo il passaggio dalle geometrie e ricami in bosso del cinquecentesco giardino formale all’italiana alla libertà del giardino paesaggistico ottocentesco all’inglese, di impronta falsamente spontanea ma frutto invece di complessa progettazione. Per arrivare poi alla democratizzazione degli spazi verdi con le passeggiate ottocentesche , vedi la Passeggiata del Pincio e quella del Gianicolo. Seguiranno i giardini novecenteschi, molti nati durante il Regime, a cominciare dal vasto Parco della Rimembranza o Villa Glori (1924) Villa Paganini (1934),
Matthias Withoos – Villa Aldobrandini
il Parco Virgiliano di via Nemorense (1930), Il Giardino degli Aranci sull’Aventino( 1931), ecc. In mostra li raccontano i quadri di Carlo Montani. Merita di essere meglio conosciuta la “corona di delizie” di verzura che, fra il XVI e il XVII secolo, pontefici, principi, nobiltà e cardinali hanno creato intorno alle loro ville e palazzi sontuosi affidandone la realizzazione ai maggiori artisti: Bramante, Peruzzi, Raffaello, Sangallo il Giovane, Giulio Romano, Ligorio, Vignola, Ammannati, Fontana. L’idea di fondo, tipica del barocco, è stupire il visitatore, con fontane, giochi d’acqua a sorpresa, tempietti, piscine e statuaria antica distribuita nelle varie zone verdi, spesso pensate come stanze. Perfetto esempio Villa d’Este a Tivoli, oggi patrimonio Unesco, inaugurata nel 1572. Realizzata da Pirro Ligorio per il ricchissimo Cardinale Ippolito in alternanza residenziale con il Palazzo romano di Monte Giordano, era dedicata all’otium, inteso però come momento di studio, riflessione e assieme piacere del ricevere, passeggiare e banchettare. Per alimentare le impressionanti fontane del parco fu necessario deviare il corso del fiume Aniene e il Cardinale ottenne dal Senato di Roma il permesso di utilizzare parte del rivestimento marmoreo della Tomba di Cecilia Metella sull’Appia Antica.
Van Wittel – Castel Sant’Angelo
Privilegi utilizzati per una passione che in mostra è ben illustrata grazie a oltre 190 opere, dagli eleganti quadri vedutistici alle preziose piantine esplicative e ai libri con incisioni d’epoca. Colpisce come ogni famiglia nobile , soprattutto in caso dell’elezione di un suo membro al Soglio Pontificio, mirasse ad evidenziare il proprio status. Come Villa Medici sul Colle del Pincio , oggi Accademia di Francia, acquistata nel 1576 da Ferdinando de’ Medici al Cardinale Ricci, e immortalata dalle tele di Van Wittel. Altrettanto la Villa Farnesina affacciata sul Tevere e decorata da Raffaello che si amplia dopo l’elezione di Alessandro diventato Paolo III e il nipote , Cardinale Alessandro , acquista la proprietà adiacente del banchiere senese Agostino Chigi. Purtroppo esondazioni del fiume e la costruzione degli argini protettivi ne hanno ridotto le attuali dimensioni. Distrutta invece Villa Ludovisi, fra Porta Salaria e Porta Pinciana, progettata nel 1622 da Carlo Maderno per il Cardinale Ludovico Ludovisi, futuro Gregorio XV, e nata in competizione con la vicina Villa Borghese. Superbo esempio di villa suburbana fuori Porta Pinciana, di proprietà dei Principi Borghese già nel 1580, nasce sui resti della villa di Lucullo, horti luculliani, per volontà del Cardinale Scipione, protettore del Bernini e nipote di Papa Paolo V (1605) , con la volontà di farne una villa di delizie circondata dal parco più vasto mai realizzato a Roma. Il Cardinale la affidò agli architetti Ponzio e poi van Santen ma in seguito venne costantemente ampliata sia dal Principe Marcantonio IV con il Casino nobile, oggi Galleria Borghese, l’Arancera, oggi Museo Bilotti, il Giardino del Lago con il laghetto omonimo, sia da Camillo Borghese che vi collocarono l’ immensa collezione di statuaria romana.
Valadier – Planimetria di Villa Lante
La villa per fortuna non venne lottizzata per l’edificazione come è avvenuto per tante ville patrizie , vedi appunto la vicina Villa Ludovisi, ma acquistata nel 1901 dallo Stato che l’aprì al pubblico. Nel ‘700 le problematiche economiche dello Stato Pontificio portano a ridimensionare gli investimenti e di conseguenza cambiò anche la progettualità in favore di spazi più ridotti e intimi. Un esempio la Villa Paolina, in Via Piave, acquistata da Paolina Bonaparte, edificata da Giuseppe Vasi nel 1761 e oggi Ambasciata di Francia presso la Santa Sede. Più importante e in futuro celebrata in tutta Europa Villa Albani, fuori Porta Salaria, come mostra un’incisione di Panini del 1770. Progettata anche dal Piranesi per il Cardinale Alessandro , fra il 1747 e il 1763 che si avvalse del celebre storico Winckelmann per coordinare la magnifica collezione di arte antica vanta una grand allée prospettica , una coffehaus, un giardino formale e uno paesistico all’inglese. Nell’800 tutto si democratizza e l’ultima impresa del mecenatismo è Villa Torlonia, in Via Nomentana. Edificata per la famiglia di banchieri nella metà dell’800 con grandi spazi, un teatro, edifici insoliti ed eclettici, come la Serra Moresca o la Casina delle Civette, venne scelta come residenza da Benito Mussolini. Purtroppo nel periodo della Repubblica Romana , durante lo scontro nel 1849 fra le truppe francesi, accorse in aiuto al Papa, e i Garibaldini molte furono le distruzioni, vedi la villa detta “del Vascello” per la sua forma edificata da Platilla Bricci, unica architetta a noi nota. Nel tempo le ville romane, accessibili solo a pochi eletti, si aprono a frequentazioni più diversificate e ampie. Come i viaggiatori del Grand Tour e in seguito a una classe borghese che ne percorre i viali in carrozza, ne frequenta i caffè , vedi la Casina Valadier a Villa Borghese, segue gli eventi musicali e ne fa meta di passeggiate panoramiche come quella del Pincio, abitudine confermata dal grande quadro in chiusura mostra di George Paul Leroux, con balie, carrozzine, signore eleganti e bambini che giocano.

Foto fornite dal Museo di Roma Palazzo Braschi