Art Deco- Gli Anni Ruggenti in Italia-

 FORLI’ MUSEI SAN DOMENICO FINO AL 18 GIUGNO 2017

Un comitato d’eccellenza presieduto da Antonio Paolucci e da curatori come Valerio Terraioli , Cristina Ambrosini e molti altri, per una mostra da non perdere. Non solo per la ricchezza e importanza delle oltre quattrocento opere esposte nel pregevole complesso museale di San Domenico a Forlì ma perché consente per la prima volta di comprendere ed apprezzare il contributo italiano all’Art Deco e le peculiarità distintive assunte da questo movimento nel nostro paese. Non tutti sanno che alla celebre Mostra dedicata alle Arti Decorative del 1925 a Parigi , pietra miliare per la diffusione nel mondo di uno stile che lasciatosi alle spalle le linee tortuose e floreali dell’Art Nouveau punta su essenzialità di disegno e rigore di forme, fa da

Saint-Moritz, École polonaise

contraltare nello stesso anno quella non meno pregevole di Monza con una replica nel 1927 e nel 1930. All’idea guida di modernità, linearità proveniente dagli artisti della Secessione viennese e dal dinamismo del messaggio del Futurismo, si aggiunge nel periodo aureo dello Stile 1925, fra la due disastrose guerre, un’impetuosa voglia di vivere, una quasi frenetica bramosia di lusso e di dimenticare ogni problema. A questa ansia gli artisti italiani danno un grande contributo esprimendosi a tutto campo, come la mostra forlivese ben documenta. L’Art Deco eclettica, mondana e internazionale, si esprime non solo nelle tele di Casorati, Cavalieri, Bocchi, nelle sculture di Adolfo Wildt, ma nei multicolori e dinamici arazzi di Depero, nei mobili intarsiati disegnati da Duilio Cambellotti, nelle splendide sculture zoomorfe di Sirio Tofanari, nei centro tavola preziosi come gioielli di Alfredo Ravasco a cui viene dedicata una speciale Wunderkammer. Nel campo dell’arredo, della gioielleria, del vetro, degli elementi di arredamento, come magnifici vasi decorativi di porcellana di Giò Ponti, si creano le basi di quel Made in Italy che ancora oggi fa apprezzare al mondo il nostro gusto. Anche nell’architettura nasce una nuova estetica che si diffonde grazie a riviste diventate storiche, come Domus o La Casa Bella, e sottolinea il rapporto fra produzione industriale e invenzione artistica dimostrando che la produzione seriale non è a scapito del buon gusto. Anche in questo campo le geniali intuizioni di Gio Ponti , Pietro Portaluppi, Marcello Piacentini e Tommaso Buzzi, coniugano il retaggio di una grande eredità classica, fatta di lesene, colonne, timpani, o di memorie cinquecentesche alleggeriti e proposti in ben più attuali scenografie. Al contempo l’emancipazione femminile si manifesta anche con un mutato abbigliamento, fatto di linee morbide, gonne corte, profonde scollature e eccentrici gioielli. Alle donne fatali del tempo rendono omaggio in mostra l’iconico ritratto di Wally Toscanini coperta di perle di Alberto Martini o La Bella di Anselmo Bucci, i numerosi e sensuali nudi e alcune opere emblematiche di Tamara de Lempicka. Magica atmosfera la ricostruzione dello studio di Gabriele d’Annunzio al Vittoriale. Una sorta di “specchio di Narciso”, dove il furore con cui il Vate vuole superare la banalità del quotidiano si concretizza nella scelta di atmosfere esotiche e erotiche simboliste, nel privilegiare i materiali preziosi e accostamenti anche kitsch.