Mostra Tesori dei Moghul e dei Maharaja

 VENEZIA PALAZZO DUCALE FINO AL 3 GENNAIO 2018

Visitare la mostra Tesori dei Moghul e dei Maharaja , ospitata fino al 3 gennaio 2018 nella straordinaria cornice di Palazzo Ducale a Venezia, sarà come entrare nella caverna di Alì Babà. Quella grotta piena di tesori, resa celebre da uno dei racconti delle “Mille e una notte”, e che ci faceva sognare quando eravamo piccoli e ancora oggi rappresenta la massima concentrazione di prodigiosi ori e gioielli. Ma per fortuna per vedere queste meraviglie nessuna necessità di pronunciare una formula magica, semmai un grazie. Dobbiamo infatti all’amore per la bellezza, alla inarrivabile forza economica e al mecenatismo di Sua Altezza lo Sceicco del Qatar Hamad Bin Abdullah Al Thani l’opportunità di ammirare questi inestimabili tesori, solo una parte della sua colossale collezione. Attraverso 270 meraviglie si viaggia lungo cinque secoli di arte gioielliera indiana comprendendo l’importanza che in India gioie e pietre preziose hanno rivestito per le classi alte locali. Anche se tuttora donare preziosi bracciali alle spose è pratica obbligatoria anche per i ceti meno abbienti. Con l’assunzione , nel XVI secolo, del potere da parte dei Moghul, discendenti da Gengis Khan e Tamerlano, la gioielleria diventa vera arte. Anche grazie a gemme eccezionali,provenienti da

miniere mitiche come i diamanti da Golconda, gli zaffiri dal Kashmir, i rubini dalla Birmania o splendide perle dal Golfo Persico Gli orafi locali realizzavano complessi e maestosi gioielli da indossare ogni giorno e ancor di più nelle occasioni ufficiali, quando anche gli elefanti che trasportavano i maharaja esibivano cavigliere preziose o drappi ricoperti di pietre. I gioielli rappresentavano ben più di un ornamento. Avevano un significato spirituale,cosmico, propiziatorio e esibiti su turbanti, abiti intessuti d’oro e argento, impugnature di spade e coltelli e perfino mobilio indicavano rango, casta, stato d’origine e, ovvio, potere e ricchezza di chi li indossava. Una tradizione che , seppure in forma minore, si è prolungata fino a oggi. Davvero mozzafiato le creazioni realizzate da Cartier per i maharaja nel secolo passato. Ispirate all’arte indiana ma rivisitate dallo stile occidentale come il collier di rubini e diamanti del 1937 per il Maharaja di Nawanagar o l’ornamento per turbante con un impressionante smeraldo dei primi

‘900. Un capolavoro di raffinatezza la grande spilla di Mellerio: un pavone in smalto e oro coperto de centinaia di rubini e il girocollo di enormi smeraldi incisi firmato Bulgari del 1978. Altrettanto irripetibili i manufatti indiani , gioielli e non solo, come il portapenne e calamaio in oro tempestato di pietre preziose del 1575 o i diffusori per acqua di rose ricoperti di smalti gemme realizzati nel XVII secolo dalle botteghe Moghul.

Sede perfetta per questa esposizione Venezia, storica porta verso l’Oriente, a cominciare dal celebre viaggio di Marco Polo e , in seguito, quando diventò principale porto di scambi con l’est, suggellati da ambascerie , doni, e sedi commerciali in quelle terre lontane. Una mostra dedicata alla bellezza che può diventare occasione di comunione e dialogo fra culture e civiltà lontane.