Il nuovo presidente sarà al vertice della SID per il prossimo biennio. Tra le priorità del mandato: accesso equo alle terapie innovative, sostegno alla ricerca indipendente, investimenti nella diabetologia e politiche di prevenzione. La professoressa Raffaella Buzzetti, che ha guidato la SID nell’ultimo biennio, assume l’incarico di presidente della Fondazione Diabete Ricerca della SID.
Riccardo Bonadonna è professore ordinario di Endocrinologia e Malattie del
Metabolismo presso le Università di Verona e Parma e direttore dell’Unità
Operativa Complessa di Endocrinologia, Diabetologia e Malattie del Metabolismo
dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona. Specialista in
Endocrinologia e Malattie del Metabolismo, in Geriatria e Gerontologia e in
Medicina Nucleare, ha maturato una significativa esperienza internazionale negli
Stati Uniti. L’avvicendamento alla presidenza della SID è avvenuto nell’ambito del 31° Congresso Nazionale SID dove è stato evidenziato il futuro delle cure: dall’intelligenza artificiale alle terapie cellulari. Sono stati presentati farmaci capaci non soltanto di abbassare la glicemia, ma di proteggere cuore, reni e fegato. Molecole che stanno rivoluzionando il trattamento dell’obesità. Algoritmi di intelligenza artificiale che promettono di prevedere i rischi e personalizzare le cure. E, per il diabete di tipo 1, la prospettiva di intervenire prima dell’esordio clinico della malattia. Ma anche, la possibilità un giorno, di ripristinare la produzione di insulina grazie alle terapie cellulari e alla medicina rigenerativa. Tra le frontiere scientifiche più promettenti figura la possibilità di ripristinare la produzione di insulina nelle persone con diabete di tipo 1, attraverso il trapianto di cellule produttrici di insulina, ottenute da cellule staminali.Prof.ssa Raffaella Buzzetti Per quanto riguarda il diabete di tipo 2, la Prof. Raffaella Buzzetti ha affermato: “Non basta più controllare la glicemia. Vogliamo e abbiamo gli strumenti per proteggere cuore, reni e fegato, prevenire le complicanze e allungare la vita in buona salute. Ma il progresso scientifico deve diventare un’opportunità per tutti, non un privilegio per pochi. La cura dell’obesità è centrale anche nell’agenda del diabetologo e di certo non può essere ridotta a una gara a chi fa perdere più peso. L’obiettivo non è semplicemente dimagrire o controllare la glicemia, ma vivere più a lungo e meglio”. Due milioni di italiani potrebbero convivere con una malattia del fegato senza saperlo. Non è necessariamente un problema di alcol, né una condizione che riguarda soltanto chi è in sovrappeso. Il fegato grasso è una delle facce meno conosciute della malattia metabolica e riguarda da vicino chi vive con il diabete di tipo 2. Il rischio è che, mentre glicemia e colesterolo vengono controllati, il fegato continui silenziosamente ad accumulare grasso, sviluppando un’infiammazione cronica che può aprire la strada alla fibrosi, alla cirrosi e, nei casi più gravi, al tumore epatico.Prof.ssa Amalia Gastaldelli Questa è una delle sfide emergenti della diabetologia. “Il fegato è un protagonista della malattia metabolica che non possiamo più permetterci di trascurare”, rileva la professoressa Amalia Gastaldelli, dirigente di ricerca dell’Istituto di Fisiologia Clinica del CNR di Pisa e professore di medicina presso la Division of Diabetes della University of Texas Health Science Center at San Antonio (USA). Il problema può interessare fino al 70% dei pazienti con diabete mellito – commenta il professor Riccardo Bonadonna, considerato l’elevatissimo impatto epidemiologico, i diabetologi sono chiamati anche a un ulteriore sforzo organizzativo e di recupero di risorse, anche strumentali, per poter garantire una risposta clinica adeguata a questo specifico bisogno di cure. Secondo il Ministero della Salute, circa il 6–7% delle gravidanze in Italia è complicato da una forma di diabete. Ma il diabete in gravidanza non è solo una questione di glicemia: ad ampliare la conversazione contribuiscono anche il riscaldamento globale, l’arrivo di farmaci rivoluzionari contro diabete e obesità, i progressi del pancreas artificiale e le nuove conoscenze sui meccanismi biologici che influenzano la salute di mamma e bambino.Prof. Lorenzo Piemonti Nel futuro della cura del diabete c’è anche la terapia che punta alla rigenerazione delle cellule che producono insulina. In Cina è già in commercio un farmaco che agisce in questa prspettiva. Un altro strumento sono le staminali, cellule ‘invisibili’ al sistema immunitario, per stimolare la rigenerazione delle cellule beta: terapia genica per far produrre insulina al muscolo. Le prospettive della terapia cellulare e della medicina rigenerativa sono al centro dell’interesse della comunità scientifica. È uno dei temi di maggiore interesse per la diabetologia contemporanea. “La medicina rigenerativa – spiega il professor Lorenzo Piemonti, direttore del Diabetes Research Institute e responsabile dell’Unità di Medicina Rigenerativa e dei Trapianti dell’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano – propone due strategie: sostituire le cellule che abbiamo perso, oppure stimolare quelle ancora presenti a rigenerare una massa cellulare capace di svolgere nuovamente la propria funzione”. Due strade diverse, ma destinate potenzialmente a convergere, con l’obiettivo di poter curare il diabete con terapie sempre più evolute.
Foto e materiale informativo forniti dalla Società Italiana di Diabetologia SID e dall’Ufficio Stampa Andrea Sermonti
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