Home Città Verona: il rapporto antico tra l’acqua e una città

Verona: il rapporto antico tra l’acqua e una città

F. Modica (Archivio Comune di Verona)

Fiumi impetuosi e quieti canali, laghi cristallini e sorgenti sotterranee: ogni angolo del veronese custodisce un rapporto ancestrale con l’elemento liquido per eccellenza. C’è un filo conduttore che lega questa meravigliosa città veneta all’acqua.

Verona non avrebbe mai potuto diventare la città che conosciamo senza l’Adige. Il fiume, che compie un’ampia ansa abbracciando il centro storico, non è soltanto uno sfondo panoramico: è la ragione stessa dell’esistenza di Verona. I Romani lo capirono subito, scegliendo questo punto strategico dove il fiume rallentava e si poteva guadare, per fondare una delle città più importanti della “Venetia”. L’Adige ha fatto la fortuna di Verona, ma le ha anche insegnato la paura.

Ponte Pietra e Adige – F. Modica – Archivio Comune di Verona.
Le sue piene hanno scritto pagine drammatiche nella storia cittadina, e i segni sono ancora leggibili sulle facciate delle case del quartiere di Filippini, nel cuore del rione popolare che si specchia nel fiume. Ponte Pietra e Adige – F. Modica – Archivio Comune di Verona.[/caption] Su molti palazzi si possono ancora vedere le targhe delle piene: piccole lapidi in pietra o marmo che segnano la quota raggiunta dall’acqua durante le alluvioni più catastrofiche. La più devastante rimane quella del 1882, quando l’Adige ruppe ogni argine e sommerse quasi interamente la città. A monte della città, dove l’Adige entra nel territorio urbano dopo aver attraversato la Valpolicella, si erge la Diga del Chievo. Costruita nel secondo dopoguerra, questa imponente struttura è diventata il simbolo moderno del “patto” tra la città e il suo fiume.
Ponte Pietra F. Modica Archivio Comune di Verona
I ponti di Verona sono capitoli di storia. Il Ponte Pietra, romano e medievale insieme, è il più antico e il più fotografato; il Ponte Scaligero che si protende da Castelvecchio con i suoi merli merlati è uno dei capolavori dell’architettura militare del Trecento; il Ponte Navi e il Ponte Nuovo completano questa galleria di architetture sospese sull’acqua. Percorrere le Lungadige da una sponda all’altra, attraversando i ponti e scendendo lungo le banchine, è uno degli itinerari più belli e gratuiti che Verona possa offrire: un percorso che cambia volto a ogni ora del giorno, dorato all’alba e rosato al tramonto. Per chi vuole davvero cambiare prospettiva, c’è un modo unico di vedere Verona: salire su un gommone e scendere lungo l’Adige. L’imbarco avviene dal molo vicino a Castelvecchio e da lì ha inizio una discesa guidata che trasforma completamente il punto di vista sulla città. I ponti storici, visti dal basso e dall’acqua, rivelano proporzioni e dettagli che dalla strada non si possono nemmeno immaginare. Le arche medievali si specchiano nell’Adige, le facciate dei palazzi affiorano tra la vegetazione, e la città appare in tutta la sua straordinaria armonia tra pietra e natura. La discesa include una sosta alla Dogana di Fiume, uno dei luoghi meno conosciuti ma più affascinanti di Verona. Qui, in epoca scaligera e poi veneziana, confluivano le merci che risalivano e scendevano lungo il corso del fiume: spezie, legname, cereali, tessuti.
Lago di Garda
La Dogana era il cuore pulsante dell’economia fluviale veronese, il luogo dove si incrociavano commerci e culture, dove l’Adige cessava di essere un fiume e diventava una via di comunicazione internazionale. Borghetto sul Mincio è un piccolo borgo vicino Valeggio, nato in posizione strategica lungo il fiume Mincio, importante fin dall’epoca longobarda per il controllo di commerci e passaggi. Nel Medioevo si sviluppa attorno al Ponte Visconteo, una grande diga fortificata che sfruttava l’acqua come elemento difensivo. Con la dominazione veneziana diventa un centro di mulini ad acqua, molti dei quali ancora visibili oggi nelle sue caratteristiche case affacciate sul fiume, che creano un’atmosfera suggestiva.
Ripresa drone percorso Adige. F. Modica, Archivio Comune di Verona
Per conoscere, approfondire e capire meglio questo straordinario rapporto tra Verona e l’acqua, l’Ecomuseo Aquae Planae è il filo conduttore che unisce i diversi paesaggi della pianura veronese: non un museo tradizionale, ma un sistema diffuso su 19 comuni, con più sedi che raccontano il rapporto tra territorio e acqua. Il cuore è l’Antico Manufatto del Gangaion, esempio di archeologia industriale che mostra come l’uomo abbia gestito e trasformato le acque nel tempo. Da qui partono itinerari e visite tra natura, corsi d’acqua e architetture rurali. Le altre sedi, tra cui la Casa Museo Dino Coltro, completano l’esperienza offrendo uno sguardo sulla cultura contadina locale. Il risultato è un viaggio autentico nella storia e nell’identità di un territorio ancora poco conosciuto, ma capace di sorprendere. Non dimentichiamo poi che Verona è la città della storica Arena, l’anfiteatro romano meglio conservato, che accoglie oggi concerti e spettacoli di altissimo livello artistico.
Arena, dettaglio panchina. F.Modica Archivio Comune di Verona

Foto: Archivio Comune di Verona, fornite da Open Mind Consulting SRL

Articolo precedenteDolomites Ronda: con la terza variante si amplia il trekking delle Dolomiti
Articolo successivoI parchi naturali della Sicilia: meta per escursionisti e camminatori