Dalle prime linee guida americane sulla sindrome cardio-nefro-metabolica, ai numeri di un’epidemia silenziosa e nascosta da affrontare con approccio multidisciplinare e con i nuovi farmaci 3-in-1. I dati emersi a Stoccolma a un convegno internazionale al quale hanno preso parte oltre 300 partecipanti da 29 paesi del mondo. Il simposio si è tenuto nell’ambito dei 50 anni della Fondazione Menarini. Presidente del congresso è stato il professor Francesco Cosentino, direttore della Medicina Cardiovascolare del Karolinska Institutet e dell’Ospedale Universitario di Stoccolma e direttore del Laboratorio di Cardiologia Molecolare.
Oltre 11 milioni di italiani convivono con la sindrome cardio-nefro-metabolica (CKM), spesso senza saperlo. È una condizione che non ha un organo solo nel mirino: colpisce contemporaneamente cuore, reni e metabolismo, intrecciando obesità, diabete di tipo 2, malattia renale cronica e malattie cardiovascolari in un circolo vizioso difficile da spezzare. Eppure, fino a pochi giorni fa, non esistevano linee guida dedicate. Il 9 giugno 2026, per la prima volta nella storia della medicina, quattro grandi società scientifiche americane — American Heart Association (AHA), American College of Cardiology (ACC), American Diabetes Association (ADA) e American Society of Nephrology (ASN) — hanno firmato insieme le prime linee guida per la prevenzione, la diagnosi e la gestione della sindrome CKM, pubblicate simultaneamente sulle riviste Circulation e Journal of the American College of Cardiology. La realtà è ancora sottostimata, ma i numeri italiani sono eloquenti.Stefano Del Prato Degli 11,6 milioni di pazienti diagnosticati con la sindrome CKM nel nostro Paese (fonte: Fondazione Charta, Osservatorio sulla Sindrome Cardio-Renale-Metabolica, 2024), 4,7 milioni presentano in media 2,5 fattori di rischio contemporaneamente: il 79,6% è iperteso, il 67% ha il diabete di tipo 2, il 44,4% l’ipercolesterolemia, il 40% l’insufficienza renale. E la situazione è aggravata dal fatto che la maggior parte di questi pazienti non è a target terapeutico: il 72% non ha la pressione sotto controllo, il 47% non raggiunge i valori glicemici raccomandati, il 45% non è a target per il colesterolo. Negli Stati Uniti la fotografia è altrettanto preoccupante: quasi il 90% degli adulti presenta almeno un fattore di rischio per la sindrome CKM. L’obesità da sola colpisce il 40% degli adulti americani e il 21% dei bambini e adolescenti. “Il peso globale della malattia – ricorda il professor Cosentino – è confermato anche dall’ultimo rapporto del Global Burden of Disease del Lancet (ottobre 2025): le malattie non trasmissibili costituiscono quasi i due terzi della mortalità e della disabilità globali, e le prime tre responsabili sono la cardiopatia ischemica, l’ictus e il diabete.Giuseppe Caracciolo La mortalità cardiovascolare è determinata per almeno un terzo da fattori di rischio metabolici — ipertensione, aumento del BMI, iperglicemia, ipercolesterolemia e disfunzione renale — e il burden metabolico continua ad aumentare di pari passo con l’invecchiamento della popolazione”. Fino a oggi diabete, malattia renale e patologie cardiache venivano trattati come problemi separati, affidati a specialisti diversi che raramente dialogavano tra loro. Le nuove linee guida americane impongono un approccio integrato e introducono un sistema di stadiazione in quattro livelli — dallo stadio 0, in assenza di fattori di rischio, allo stadio 4, con malattia cardiovascolare conclamata — per identificare il rischio prima che il danno d’organo sia irreversibile. “La sindrome CKM – osserva il professor Stefano Del Prato, presidente di Fondazione Menarini – sta diventando la causa predominante di rischio cardiovascolare nella popolazione, ma molte delle sue componenti non vengono messe a fuoco tempestivamente e questo ne peggiora gli esiti clinici. Non possiamo più permetterci di guardare al cuore, ai reni e al metabolismo come capitoli di patologia separati, a compartimenti stagni. Questi pazienti non possono essere rimbalzati dal cardiologo all’endocrinologo al nefrologo: il futuro della medicina cardio-nefro-metabolica è superare i confini delle varie specialità. Bisogna affrontare il problema della sotto-diagnosi della sovrapposizione di queste patologie”. “Il simposio ha riunito esperti internazionali di cardiologia, nefrologia, diabetologia e medicina interna per tradurre in pratica clinica i contenuti delle nuove linee guida – così ha cconcluso Giuseppe Caracciolo, direttore scientifico e direttore generale di Fondazione Menarini – Al centro dei lavori: i criteri per valutare gli stadi della sindrome, le strategie di screening precoce, il ruolo dei nuovi farmaci e i modelli di cura multidisciplinare che il sistema sanitario dovrà adottare per affrontare quella che la comunità scientifica definisce ormai una vera e propria pandemia silenziosa”.
Foto e materiale informativo forniti dalla Fondazione Menarini (Uff. Stampa Maria Rita Montebelli e Andrea Sermonti)
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